
Certificazione della parità di genere: obblighi, vantaggi e gare pubbliche
La parità tra donne e uomini è uno degli indicatori sociali più osservati da clienti, finanziatori e pubbliche amministrazioni. La legge offre uno strumento per dimostrarla: la certificazione della parità di genere.
Cosa attesta la certificazione
Dal 1° gennaio 2022 il Codice delle pari opportunità (art. 46-bis) prevede una certificazione che attesta le politiche e le misure concrete adottate dal datore di lavoro su opportunità di crescita, parità salariale a parità di mansioni, gestione delle differenze di genere e tutela della maternità. I parametri sono fissati con decreto del Presidente del Consiglio.
Attenzione: la certificazione non si può ottenere se, nei due anni precedenti la domanda, sono stati accertati comportamenti che ostacolano la fruizione dei congedi (maternità, paternità, congedi parentali).
Il rapporto biennale sul personale
Indipendentemente dalla certificazione, le aziende pubbliche e private con più di 50 dipendenti devono inviare ogni due anni, per via telematica, un rapporto sulla situazione del personale maschile e femminile (art. 46). Sotto questa soglia il rapporto è facoltativo.
Chi non lo invia viene diffidato a provvedere entro 60 giorni; se l’inadempimento si protrae oltre dodici mesi, i benefici contributivi sono sospesi per un anno. Un rapporto mendace o incompleto è punito con una sanzione da 1.000 a 5.000 euro.
I vantaggi
- Gare pubbliche. Il Codice dei contratti pubblici (art. 108, comma 7) stabilisce che bandi, avvisi e inviti prevedano un punteggio maggiore per le imprese in possesso della certificazione.
- Incentivi pubblici. Il nuovo Codice degli incentivi (d.lgs. 184/2025, art. 8) considera la certificazione un elemento premiante per l’accesso alle agevolazioni, purché sia posseduta già alla data della domanda.
- Clienti e banche. La certificazione è un dato oggettivo da inserire nei questionari ESG di fornitori e finanziatori.
Da dove partire
Prima di avviare il percorso di certificazione è utile verificare i dati già disponibili: composizione del personale per livello, retribuzioni, promozioni, utilizzo dei congedi e politiche di conciliazione. Questa fotografia serve anche per i nuovi obblighi sulla trasparenza retributiva.
- Whistleblowing e Modello 231: come gestire le segnalazioni
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- D.lgs. 11 aprile 2006, n. 198 (Codice delle pari opportunità), artt. 46 e 46-bis
- D.lgs. 31 marzo 2023, n. 36 (Codice dei contratti pubblici), art. 108, comma 7
- D.lgs. 2025, n. 184 (Codice degli incentivi), art. 8
Le informazioni hanno carattere generale e sono aggiornate alla data di pubblicazione; non sostituiscono una consulenza sul caso specifico.


